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Venerdì, 08 Maggio 2015 15:28

LA FEROCIA, Nicola Lagioia, Einaudi

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Sarà che siamo di parte e che tifiamo per Elena Ferrante, ma speriamo con tutto il cuore che l’ambito Premio Strega non venga assegnato a questo romanzo!

Lunghissimo racconto ambientato a Bari, narra di una famiglia sull’orlo del disastro, sia affettivo, sia economico. Tutti i personaggi descritti costituiscono il peggio della società nella quale viviamo, coinvolti come sono nelle peggiori nefandezze, droga, corruzione, intrallazzi politici, omicidi… Ma sono soggetti talmente stereotipati che ci vengono subito a noia, tanto sono banali! Inoltre, nessuno di loro risulta simpatico, non si riesce proprio ad affezionarsi a questi individui così negativi. L’autore vorrà forse lanciare un’accusa al degrado al quale siamo arrivati? Forse… Ci vorrà dire che la ferocia del titolo è l’unico sentimento al quale dobbiamo attingere per salvarci? Che pessima prospettiva! Le reiterate (molto reiterate!) descrizioni del mondo animale, insetti soprattutto, che sembrano esserci sempre e ovunque, convivendo quasi con i personaggi, fungono da esempio suggerendo che l’uomo è una bestia e che deve comportarsi come tale? Poveri noi! Solo un personaggio, Michele, riscatta nel finale questo mondo degradato, grazie al suo amore per la sorellastra Clara, ma è poca cosa.

E se la trama può offrire spunti di interesse e venire apprezzata da qualche lettore (da chi ama il torbido, per esempio) ciò che veramente non ci piace e che ci lascia perplesse, è lo stile di Lagioia. Le frasi sono spesso talmente contorte e inutilmente artificiose da costringerci a tornare indietro e cercare di capire cosa intenda lo scrittore. È una narrazione ampollosa, infarcita di termini inappropriati e soprattutto inutili. Tantissime, troppe le metafore e le figure retoriche che altro non fanno se non bloccare la fluidità del racconto, confondendo il lettore. Si fa fatica a procedere nella lettura e non penso dipenda da chi legge…

Di seguito, riportiamo alcune frasi che ci hanno lasciate allibite, a dimostrare quanto sopra.

Pag. 7: Non era molto oltre la trentina, ma non poteva avere meno di venticinque anni a causa dell’intangibile rilasciamento dei tessuti che trasforma la sveltezza di certe adolescenti in qualcosa di perfetto.

Pag. 23: I loro volti godevano di uno speciale rilasciamento, l’apparente ebetudine dei privilegiati in cui Vittorio ritrovava una ulteriore forma di intelligenza. Nessuna traccia del foglio metallico che annerisce sottopelle a causa dell’attrito con il mondo.

Pag. 81: Clara impallidì. Poi si accigliò. La forzatura consentì a Pascucci di vederla – l’ombra di una ferita – come avrebbe iniziato a mostrarsi di sua spontanea volontà se solo lui avesse avuto più pazienza. L’estorsione di un anticipo già ridotta a saldo.

 

Potremmo continuare...

A voi decidere se avrete voglia di leggere 411 pagine così...

 

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Letto 858 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2019 15:41

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