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Mercoledì, 18 Gennaio 2017 16:06

SCOMPARSA, Joyce Carol Oates, Mondadori

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J.C. Oates è una formidabile scrittrice che, alla veneranda età di 78 anni, continua a pubblicare un libro dopo l’altro.

Questo narra la storia di Cressida, diciannove anni, bruttina, intelligente ma un po’ complicata, che una notte non torna a casa e scompare. Era stata vista in un locale in compagnia di Brett Kincaid, un reduce tornato dall’Iraq devastato nel corpo e nello spirito, ed ex fidanzato di Juliet, la bellissima sorella di Cressida. I genitori delle due ragazze, Zeno e Arlette Mayfield sono disperati. Tutta la città si mobilita per le ricerche, i Mayfield sono una famiglia in vista, il padre è stato sindaco della cittadina, la madre è conosciuta per le tante attività di volontariato, vivono in un bel quartiere, in una grande casa. La polizia indaga e tutte le prove raccolte indicano che Brett sia colpevole del tremendo omicidio. Ma perché Brett era con Cressida quella notte? Cosa è successo tra i due? Cosa ha fatto il caporale alla povera ragazza? E soprattutto, dov’è Cressida, morta o viva che sia?

Aggiungere altro alla trama, comprometterebbe la lettura del romanzo, ma possiamo senz’altro dire che la storia si complica parecchio e nulla è ciò che sembra. Infatti, fin dall’incipit è chiaro che “scomparsa” non vuol dire “morta”, tanto è vero che il prologo inizia così: ”Non mi amavano abbastanza. Ecco perché ero scomparsa.”

Il racconto procede quindi narrato dal punto di vista dei diversi personaggi che, di volta in volta, completano il quadro generale. Ognuno di loro è sapientemente descritto dall’autrice che scava nell’intimo dei suoi protagonisti, invitando il lettore a profonde riflessioni. Tanti sono i temi cari all’autrice e qui riproposti: le relazioni famigliari, spesso difficili, la violenza, fisica o psicologica, la guerra, la pena di morte, il perdono… Quel che inizialmente sembrava un thriller, diventa così un libro sull’uomo e le sue debolezze, un’analisi della società americana coi suoi limiti e le sue ipocrisie. Ma non è stata una lettura semplice, tutt’altro. Ho trovato lo stile qui adottato dalla scrittrice ostico e poco scorrevole, spesso prolisso e solo una volta finito, il romanzo acquista valore per i tanti spunti di riflessione interessanti e preziosi che offre.

Da leggere? Forse sì, per il finale, dove appare chiaro chi, tra i protagonisti della vicenda, sia la vera vittima e che diventa il mio personaggio preferito. Forse no, per i diversi momenti noiosi e per Cressida, decisamente molto antipatica!

 

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Letto 534 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2019 14:53

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