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Martedì, 03 Febbraio 2015 00:00

MORTE DI UN UOMO FELICE, Giorgio Fontana, Sellerio

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Non avrei scelto di comprare e leggere questo libro. Non sono particolarmente interessata a libri su casi giudiziari o polizieschi, o a gialli o noir, ma mi è stato regalato. Cerco qualche notizia in più sull’autore, che non conosco, e scopro che con questo romanzo ha vinto il Premio Campiello. Sono fiduciosa!

Il titolo è molto interessante: contiene una parola negativa ma termina con una positiva. Ne deduco che potrebbe essere un romanzo melanconico, non triste, tutto sommato positivo. Comincio dunque la lettura ben predisposta. Il romanzo inizia con la cerimonia di commemorazione per una vittima di un attentato terroristico; la scena viene trattata con una scrittura lieve, una bella ambientazione, nulla di tragico o struggente. Viene presentato il protagonista, Giacomo Colnaghi, magistrato, che subito si distingue per la sua grande umanità. Proseguo. L’autore ci racconta di più sul suo personaggio, del suo lavoro, della sua vita, della sua famiglia. Con un diverso carattere di stampa a sottolineare un cambio temporale, torniamo indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale e ci viene presentato il padre di Colnaghi, Ernesto, partigiano, morto ammazzato per la causa. Ovviamente, Giacomo non ha mai conosciuto veramente il padre, e ovviamente soffrirà per tutta la vita di questa perdita. Ecco, da qui in poi, il libro a mio avviso si perde nell’ovvio…. E’ ben scritto, ma a me è risultato noioso. I personaggi sono ben tratteggiati, ma  risultano banali. La positività del protagonista, nonostante il lavoraccio che gli tocca fare, ispira simpatia, ma non commuove. Il suo impegno nel lavoro e verso la famiglia lo rende un brav’uomo, ma un po’ ingenuo. Le indagini per la ricerca dell’assassino vengono poco approfondite. Durante un interrogatorio con un terrorista ad esempio, si dimostra comprensivo e si sforza di capire i motivi che spingono alla lotta armata, risultando però al limite del ridicolo. I capitoli dedicati alla storia del padre poi, sono ancora più noiosi, appesantiti da tante frasi dialettali e prolissi di dettagli. Viene anche risolto “il caso del foglietto”, un pezzo di carta che il magistrato ogni tanto consulta e che si “scopre” essere, banalmente, l’ultimo pensiero del padre verso il figlio. E quando, alla fine, entrambi i Colnaghi, padre e figlio, vengono (ovviamente) ammazzati, non ho provato niente, salvo dover decidere cosa leggere poi… Mi documento un po’, cerco recensioni qua e là e scopro che il libro è ben criticato. Mi stupisco, ma continuo a non capire quale possa essere il punto di forza di questo romanzo….

 

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Letto 870 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2019 15:56

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1 commento

  • Link al commento cristina Venerdì, 20 Febbraio 2015 15:57 inviato da cristina

    Sono assolutamente d'accordo! Anch'io l'ho trovato noioso, scontato, poco approfondito e pure banale e non ho mai capito come mai tutto quel successo.
    Già il primo libro dell'autore (di cui non ricordo il titolo) mi risultato anch'esso poco convincente, ma la seconda prova mi ha davvero delusa!

    Rapporto

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