Giovedì, 26 Febbraio 2015 14:48

PRINCIPIANTI, Raymond Carver, Einaudi

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La recente cerimonia degli Oscar 2015, ha decretato il successo del bel film del regista messicano A.G. Inarritu, “Birdman”, e ci offre l’occasione di parlare di Raymond Carver, grande scrittore americano, nato nel 1938 e morto nell’88, a soli 50 anni, considerato una figura centrale nella rinascita del racconto, intorno agli anni ’70.

Nel film, il protagonista impersona un famoso attore che cerca di recuperare un po’ di credibilità e di pubblico, dopo una serie di flop legati a brutti film dove interpretava un supereroe, mettendo in scena a Broadway un testo da lui adattato, di un famoso racconto dello scrittore.

Carver ebbe una vita difficile, con moglie e due figli da mantenere, sempre in bilico per problemi finanziari e di salute. Forse perché fece molta fatica ad imporsi, Carver permise al suo amico ed editor Gordon Lish,di cui si fidava ciecamente, di operare significativi cambiamenti ai testi che gli sottoponeva. E il risultato era che quanto veniva pubblicato era molto diverso da ciò che l’autore aveva effettivamente scritto. Uno dei testi “manipolati” fu proprio “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” che ritroviamo appunto in “Birdman”. Grazie all’intervento della poetessa Tess Gallagher, seconda moglie di Carver, che ha fortemente voluto la pubblicazione dei testi originali dello scrittore, possiamo leggerlo oggi, intitolato “Principianti”, ed apprezzarlo nel suo splendore e nella sua completezza. Già perché, con le sue correzioni, Lish, animato forse dall’amore per il minimalismo, ha tagliato quasi il 50% del testo originale e operato diverse altre modifiche.

Nel film ritroviamo, purtroppo a mio avviso, la versione del testo di Lish. Il racconto parla di quattro amici, due coppie che si ritrovano in cucina davanti ad una bottiglia (anzi due) di gin. Parlano d’amore, cercano di capire quale sia quello vero e come riconoscerlo e non farselo scappare. Uno dei personaggi, Herb il medico, racconta di una bellissima storia d’amore della quale è stato partecipe, di due vecchietti, finiti gravi all’ospedale per un incidente e che soffrono fino a che non riescono a tornare seppur malconci ma vivi ancora insieme. Quanta tenerezza in un amore così! Contrasta con il racconto di un altro amore, quello della moglie di Herb, Terri, che in prime nozze era sposata con Carl, un uomo molto violento, che diceva di amarla ma la picchiava spesso e volentieri. E quando lei lo lascia per Herb, tenta di suicidarsi, prima con del veleno e poi sparandosi in bocca. Entrambi i tentativi vanno a male, al primo sopravvive e il secondo lo uccide, ma solo dopo 3 giorni. È amore anche questo? si domandano i quattro, ormai un po’ alticci.

La differenza tra Carver e Lish è che la versione rivista e utilizzata poi da Inarritu nel film, è molto più volgare, più violenta, più realistica. Manca la delicatezza, la gentilezza nelle parole e nelle forme di Carver. Tra i personaggi originali non troviamo astio, animosità, tensione. In Carver, i 4 personaggi si vogliono bene e si appassionano con simpatia alla storia dei vecchietti. Sono personaggi positivi che condannano gesti estremi come il suicidio. Lish/Inarritu invece, li dipingono violenti, cattivi, claustrofobici, esagerati.

Nel film ritroviamo anche riproposto il suicidio di Carl, con un’ulteriore storpiatura dall’originale. Probabilmente, riprendere il testo di Lish faceva più gioco alla trama ideata dal regista, ma ci dispiace molto non aver ritrovato nel copione la grandezza della lirica di Carver. Durante tutta la durata del film, Carver viene giustamente osannato e sembra essere l’ultima ancora di salvezza per la carriera del protagonista. E allora, perché, anche nel film, lo scrittore, ancora una volta, deve essere tradito?

Letto 1122 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Marzo 2017 18:14

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