Martedì, 10 Febbraio 2015 00:00

LA SOLITUDINE DEL MARATONETA, A. Sillitoe, Minimum fax

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Tante sono le persone che hanno comprato questo libro pensando che parlasse di corsa o maratona.

Probabilmente saranno rimaste deluse perché, attraverso la metafora della corsa (presente in realtà solo nel primo racconto), Alan Sillitoe ci vuole parlare semmai di solitudine. Questo sembra infatti essere il comune denominatore di tutti i racconti di questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1959. Solitudine, ad esempio, del giovane maratoneta Smith, che troviamo intento ad allenarsi per una gara che vedrà contrapposti i detenuti di diversi riformatori. Smith non è un corridore, o almeno non lo è di professione, lui stesso ce lo rivela all’inizio del racconto: ”(…) nella nostra famiglia si era sempre corso molto, soprattutto per sfuggire alla polizia.” Attraverso un lungo monologo interiore scopriamo che Smith, dopo un’epoca di scorribande con gli amici (culminate nella rapina in un panificio in conseguenza della quale è stato arrestato) ora è solo coi suoi pensieri ed è come se questa maratona rappresentasse in qualche modo il suo ingresso nell’età adulta, come se da ragazzino diventasse uomo:

“Eccomi qua, dunque, ritto sulla soglia in maglietta e calzoncini (…) che guardo i fiori coperti di brina ai miei piedi. Credete forse che questo basti a farmi piangere? Niente affatto. Non mi metto a frignare perché mi sembra di essere il primo uomo sulla terra.”

Ma la solitudine di Sillitoe non è solo quella del giovane maratoneta, è quella del minatore, dell’operaio, del disoccupato, insomma, di quei prodotti della working class del secondo dopoguerra che l’autore inglese è così bravo a descriverci.

Un altro elemento ha colpito la mia attenzione e sembra essere centrale in tutti i racconti: la periferia. E per periferia non intendo certo quella ridente fatta di villette a schiera e giardini in fiore, ma un non-luogo dove più che vivere si sopravvive, dove le strade sono sudicie, le case cadono a pezzi, le regole sono dettate dai delinquenti e l’unico valore che conta è quello del denaro (più probabilmente quello che riesci a rubare piuttosto di quello che riesci a guadagnarti). Una bellissima raccolta insomma, ricca di spunti e secondo me molto attuale. Correte a leggerla (anche se non siete maratoneti!).

Letto 875 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Marzo 2017 16:45

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