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Giovedì, 27 Febbraio 2020 16:30

IL TRENO DEI BAMBINI, Viola Ardone, Einaudi

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Tra il 1945 e il 1952, 70.000 bambini, di cui 10.000 di Napoli, vennero dati in affido a famiglie delle regioni agiate del nord Italia, in particolare in Emilia e Toscana, per dare loro una sistemazione, una casa calda e possibilmente accogliente, che permettesse loro di sopravvivere dopo la guerra. Il Partito Comunista, grazie ad una rete di donne volonterose ed intraprendenti, organizzava le partenze con treni speciali, sui quali caricavano i bimbi tra i 7 e i 12 anni, e li affidavano a volontari che accettavano di prendersi cura di loro, nutrendoli, vestendoli mandandoli a scuola, sostituendosi alle famiglie d’origine, non in grado di provvedere alle loro necessità e salvandoli in pratica da una vita grama e travagliata.

Il fatto realmente accaduto ha acquisito la visibilità che si merita grazie al romanzo della giovane scrittrice napoletana, che ha scritto con grazia ed eleganza la storia di Amerigo Speranza, uno dei bimbi partiti col primo treno. La vicenda viene narrata attraverso la voce del bambino, è molto colloquiale dunque, ingenua, intercalata da espressioni dialettali, dolce e commovente. Amerigo nonostante la fame che soffre e i disagi della sua povera casa, è allegro, sembra non rendersi conto di quanto tragica sia la sua vita, senza un padre, con una mamma che lo abbraccia solo durante i bombardamenti, costretto ad andare a vendere gli stracci per miseri soldini. E quando deve partire, è naturalmente addolorato di lasciare il suo mondo, anche perché non sa cosa aspettarsi una volta salito sul treno. Arrivato a Modena, avrà un vero e proprio choc culturale che lo costringerà a rivedere tutte le sue certezze. Nella seconda parte del libro, Amerigo è adulto e torna a Napoli dove finalmente farà pace con il suo passato e con la madre. E’ sicuramente una storia commovente che ha però il pregio di non diventare patetica né strappalacrime. Questa vicenda, accaduta più di mezzo secolo fa, assume ancora più valore ai giorni nostri se pensiamo alla questione delle migrazioni e a tutti quei bambini che più o meno quotidianamente sbarcano sulle nostre coste. Possibile che non si riesca a dare una risposta altrettanto efficace a questa emergenza? Nella sua semplicità quindi, attraverso il suo linguaggio facilmente comprensibile, “Il treno dei bambini” è, a mio avviso, un romanzo con un messaggio molto potente, un tema sul quale è d’obbligo riflettere.

Interessante!!

 

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Letto 192 volte Ultima modifica il Giovedì, 27 Febbraio 2020 16:37
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