Martedì, 17 Marzo 2015 15:06

UNA PERFETTA FELICITA', James Salter, Guanda

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James Salter (nato nel 1925) pubblicò questo romanzo negli Stati Uniti nel 1975. Guanda lo propone ora, dopo il grande successo dell’ultimo romanzo dello scrittore, intitolato “Tutto quel che è la vita” del 2014.

“Una perfetta felicità” racconta la storia di una famiglia appartenente alla borghesia medio alta newyorkese degli anni ‘50. Viri e Nedra, padre e madre, sono belli, alla moda, conoscono e frequentano tanta gente, hanno due bellissime figlie Franca e Danny, grandi case, un cane, un pony. Insomma, una famiglia felice…o no? Non proprio, infatti dietro al tentativo spasmodico dei due di realizzarsi, si formano lentamente profonde incrinature, ben celate però, poiché entrambi sono impeccabili nel salvaguardare la forma. Marito e moglie sono inquieti, soprattutto Nedra, protesi verso un’egoistica ricerca interiore. I due percorrono strade parallele che divergono sempre di più, ognuno di loro concentrato su se stesso e alla ricerca di una personale via d’uscita e che li porterà, però, allo sfascio. Ossessionati dallo scorrere inesorabile del tempo, si perdono nella malinconia degli anni che passano, lasciandosi ammantare dalla tristezza della superficialità e dell’edonismo. Sono prigionieri della passione e dell’illusione di felicità che questa crea, e non riescono a trasformarla in un sentimento più maturo. E’ frenetica la loro ricerca di nuove emozioni, sempre alla rincorsa della passione che, a questo punto, diventa un sogno, l’unico obiettivo. Il loro legame, benché molto saldo e complice, non regge a questi duri attacchi e i due si separano. A nulla vale il pur profondo amore per le figlie, alla fine l’unico sentimento “veramente vero” che entrambi provano. Li seguiamo dunque, attraverso il loro cammino, dalla felicità alla disillusione, fino a vederli sprofondare nel buco nero del divorzio. Nedra ne riemerge rinvigorita, è sempre stata lei la più determinata dei due, ma il destino le riserva una triste sorte. Viri invece, non torna a galla e si perde nel suo fallimento. Salter non ci chiede di giudicare i suoi personaggi, né di provare empatia per loro. Il lettore deve limitarsi ad osservarli, con compassione.

Lo stile della narrazione è frantumato, i dialoghi sono fitti, apparentemente superficiali ma si rivelano profondi, ad una lettura più attenta. Abbiamo trovato un po’ di difficoltà all’inizio del romanzo ad apprezzare questa scrittura “ad elastico”, a volte essenziale, altre esaustiva e puntuale, altre vicina alla poesia. Una difficoltà in più: il soggetto spesso non viene nominato, tocca al lettore intuire di chi si sta parlando. Man mano che si legge, però, ci si abitua a questo stile, il lirismo diventa meno invasivo e la narrazione di alcuni episodi raggiunge un’intensità che porta alla commozione.

Lo inseriamo nella categoria “Dove andremo a finire?” perché se ci comportassimo come i protagonisti di Salter, saremmo tutti destinati ad una vita infelice e solitaria.

Letto 836 volte Ultima modifica il Venerdì, 03 Marzo 2017 17:03

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