Mercoledì, 05 Luglio 2017 12:58

IL RACCONTO DELL’ANCELLA, Margaret Atwood, Ponte alle Grazie

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Mi ci sono voluti solo tre giorni per divorare il libro della bravissima autrice canadese, cinque volte Premio Pulitzer.

Siamo in un futuro non troppo lontano, in un Paese chiamato Gilead, dove regna una setta che nasconde, dietro il paravento di una religione bigotta e soffocante, leggi misogine e maschiliste. Le donne non hanno diritti a Gilead, sono meri strumenti nelle mani di chi comanda. Alcune di loro, quelle ancora fertili, le ancelle, sono vestite di rosso, portano un copricapo con delle alette a mo’ di paraocchi e sono atte solo alla procreazione. Il loro unico scopo e ragione di essere è quello di dare più figli possibili ai capi della setta. Vengono addirittura private del loro nome originale: si chiamano Offred (Difred in italiano), Ofglen, Ofwarren perché appartengono a Fred, Glen, Warren… Chi ci racconta la storia è Difred, che, pur essendo apparentemente soggiogata dal sistema e stando ben attenta a non farsi scoprire, osa “pensare” e ricordare la sua vita precedente, la sua famiglia felice. La giornata all’interno della casa dove le ancelle vengono rinchiuse è scandita da rigidi orari e rituali, non si vuole lasciare spazio alla vita privata, né ai rapporti interpersonali. Ribellarsi è pressoché impossibile, eppure…. Non aggiungo altro per non rovinare la lettura di questa storia veramente avvincente.

Grande è l’abilità della Atwood di creare una distopia terrificante, un mondo dove tutto funziona pur essendo, agli occhi di chi legge, completamente sbagliato. Il lettore si trova suo malgrado coinvolto in un sentimento di terrore e di paura, a sua volta soggiogato da regole tanto ferree quanto ingiuste. L’ansia delle ancelle per il loro futuro diventa nostra e, pur parteggiando per loro, temiamo per la loro sorte e invochiamo prudenza. Difficile interrompere la lettura di questa storia (dalla quale è stato tratto un film nel 1990, con sceneggiatura di Harold Pinter e una serie tv nel 2017) che ci invita a riflettere sui diritti delle donne e più in generale sui diritti umani, sui devastanti effetti che una dittatura può provocare sulle persone. Il ritmo narrativo adottato dalla Atwood è straordinario e il suo linguaggio ricco e profondo.

Un libro davvero da non perdere, per riflettere, per capire, per apprezzare ciò che abbiamo…

 

Letto 423 volte Ultima modifica il Mercoledì, 05 Luglio 2017 13:12

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