Mercoledì, 16 Novembre 2016 16:07

LO SCHIAVISTA, Paul Beatty, Fazi Editore

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Viviamo tempi difficili, siamo in tanti in questo mondo a contenderci lo spazio, le risorse, le ricchezze che il pianeta Terra ci offre e la convivenza tra i popoli è a dir poco complicata. Non abbiamo ancora nemmeno sconfitto la “bestia nera” del razzismo, che tanto dolore provoca a chi lo subisce! Paul Beatty, scrittore afroamericano, fresco vincitore del prestigioso premio inglese Man Booker Price, primo statunitense ad aggiudicarselo, ci lancia una provocazione: e se un ragazzo nero, a Dickens, un distretto di Los Angeles, volesse ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale? Di questo parla “Lo schiavista”, un romanzo destinato a far discutere.

Artefice del folle progetto, è Me, detto Bonbon “anche se non è un appellativo particolarmente da duro, è la cosa più vicino a un nome da strada che abbia mai avuto”. Cresciuto con un padre attivista, sociologo e un po’ pazzo, Bonbon ha avuto un’educazione singolare, bruscamente interrotta quando il padre viene ingiustamente ammazzato, forse per il colore della pelle, in uno scontro a fuoco con la polizia. Rimasto solo a condurre la piccola azienda agricola di famiglia, il giovane Bonbon decide di segregare il quartiere dove vive, e lo fa con metodi artigianali e decisamente pacifici, delimitando ad esempio la zona con la vernice, affiggendo cartelli per strada, a scuola, sull’autobus… Nessuna vittima né spargimento di sangue, quindi, ma finirà ugualmente davanti alla Corte Suprema.

Il romanzo è una satira pungente della società statunitense (e non solo) ancora purtroppo alle prese con forti pregiudizi razziali. Lo stile dello scrittore è molto divertente e sarcastico, si ride spesso durante la lettura. Ma dietro l’ironia, trapela un tema serissimo, sul quale tutti noi, americani e non, dovremmo riflettere. Grazie al pretesto del progetto del protagonista infatti, l’autore solleva l’importante questione della convivenza tra le diverse etnie. È un tema attualissimo, e non serve elencare i fatti di cronaca legati alla questione razziale degli ultimi anni per dimostrarlo. “Il problema è che non sappiamo se l’integrazione sia una condizione naturale o innaturale. L’integrazione, forzata o meno, è una forma di entropia o di ordine sociale? Nessuno ha mai definito il concetto.” Così riflette Bonbon, mettendo a punto il suo piano.

Il limite del romanzo, a mio parere, è che il testo è disseminato di riferimenti alla cultura afroamericana, molti dei quali, purtroppo sfuggono, nonostante l’ottima traduzione, a chi afroamericano non è. Ma rimane un libro importante, che ben si merita il premio inglese e che ci ricorderemo a lungo.

Letto 432 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2017 17:48

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