Martedì, 15 Marzo 2016 16:53

IL MONDO E’ UN TEATRO, Bill Bryson, Guanda

Scritto da
Vota questo articolo
(1 Vota)

La biografia dedicata a Shakespeare dal simpatico autore Bill Bryson, americano e vissuto a lungo in Inghilterra, è veramente piacevole e divertente.

L’autore ci avverte: ben poco si sa di Shakespeare, dei suoi scritti, del teatro dell’epoca, della vita londinese del ‘500, ‘600; le informazioni in nostro possesso sono frammentate e dubbie. La figura del bardo è dunque ammantata nel mistero e nulla può essere affermato con certezza. Non ci è pervenuta nemmeno un’immagine precisa del suo aspetto. Un ritratto forse attribuibile a Shakespeare faceva parte della collezione del duca di Buckingham e Chandos e che probabilmente nemmeno sapeva chi fosse quell’uomo stempiato dall’aria sicura di sé, con barbetta ed orecchino. Ci è arrivata anche un’incisione su rame, ma è imprecisa e bruttina. C’è poi un busto dipinto situato nella chiesa di Holy Trinity a Stratford-upon-Avon dove il poeta è sepolto, ma anche questo pare non sia riuscitissimo.

E se ci è pervenuto poco riguardo alla sua immagine, pochissimo sappiamo della sua vita e tantomeno delle sue opere: quante ne ha scritte? In quale ordine? Bryson, ci dice che abbiamo solo 14 parole scritte di suo pugno. E non sappiamo neanche esattamente quale sia la corretta grafia del suo cognome, le firme giunte fino a noi sono tutte diverse.

Le sue opere teatrali vennero raccolte in un volume, il famoso First folio, nel 1623 da Heminges e Condell. Benché quasi sicuramente incompleto, comprende 36 opere, tra tragedie e commedie. Queste, insieme ai 154 sonetti e alle 4 canzoni, che gli sono stati attribuiti, sono più che sufficienti per dimostrare la sua bravura e la sua grandezza.

Bryson sottolinea che uno dei principali meriti di Shakespeare è la sua capacità di utilizzare la lingua, con un vero e proprio potere incantatorio. Ha coniato, o fu il primo ad usare, molte parole, pare 2.035, tra le quali abstemious (astemio), antipathy (antipatia), extract (estrarre), horrid (orrido), solo per citarne alcune dall’elenco di Bryson, tutte ancora in uso comune. Si domanda, dunque, l’autore, dove saremmo senza di esse? Shakespeare creò anche moltissime frasi o modi di dire, circa un decimo di tutte quelle della lingua inglese. Eccone alcune: bag and baggage (armi e bagagli), play fast and loose (fare tira e molla), cold confort (magra consolazione) e molte altre.

Nel testo di Bryson troviamo anche ben descritta la società elisabettiana, la situazione storico-politica dell’epoca e le condizioni di vita di allora. L’autore analizza l’ascesa del teatro e il successo che ebbe, proprio grazie all’opera di Shakespeare.

E per finire, egli fa riferimento alle varie ipotesi sull’identità di Shakespeare, fiorite nel corso dei secoli. La fama e la genialità del bardo hanno stimolato la ricerca spasmodica di prove sulla paternità delle opere rinvenute e, data la penuria di informazioni, di fonti dubbie o di difficile interpretazione, ne è scaturita una marea di illazioni sulla sua opera, cosa di cui nessuno aveva dubitato nei primi duecento anni dopo la sua morte. Molti studiosi si sono dunque accaniti nel tentativo di dimostrare chi potesse essere realmente, ma l’unica risposta che ci convince e che condividiamo in pieno con Bryson è che Shakespeare fosse semplicemente un genio.

Letto 689 volte Ultima modifica il Mercoledì, 01 Marzo 2017 16:22

Lascia un commento

Altri libri nella categoria " Autori con la A maiuscola"

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da questo sito.