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Mercoledì, 10 Aprile 2019 14:56

UN’ODISSEA, Un padre, un figlio e un’epopea, Daniel Mendelsohn, Einaudi

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Sull’onda dell’entusiasmo per i classici greci e latini delle mie letture di questo periodo, ho letto e molto apprezzato l’ultimo libro di Daniel Mendelsohn, scrittore, giornalista, critico letterario americano. Difficile classificarlo: potrebbe essere una storia famigliare, un’autobiografia, ma anche un saggio, un trattato o addirittura un diario. Forse un po’ di tutto ciò. Comunque venga definito, è piacevolissimo!

L’autore racconta di quando, durante un seminario sull’Odissea tenuto presso l’università dove insegnava, sedeva tra gli studenti come ascoltatore, il padre ottantunenne, ricercatore scientifico in pensione. Abbastanza esperto di latino tanto da aver letto Ovidio in originale, non era però riuscito a completare i suoi studi classici e aveva deciso fosse arrivato il momento di colmare questa lacuna. Nonostante l’età, percorreva ogni settimana il lungo tragitto per raggiungere l’università in auto o in treno e poter partecipare alle lezioni insieme alle giovani matricole. Non sarà uno studente facile e, con le sue acute osservazioni, darà spesso filo da torcere al figlio/professore. Durante il corso, nell’illustrare alla classe le vicende di Odisseo/Ulisse, le discussioni sull’opera diventano lo spunto per esplorare e riflettere sui rapporti tra padre e figlio. “Che tipo di figlio sono?” sembra chiedersi l’autore, a sua volta padre, sia per i suoi figli, sia simbolicamente per i suoi studenti. L’autore con grande abilità, riesce a costruire tanti parallelismi tra l’Odissea e la sua vita personale intrecciandola così al poema. Con questo scopo, Mendelsohn analizza dal punto di vista etimologico tanti vocaboli, commentandoli in modo esaustivo e interessantissimo. Conoscere l’origine delle parole ci permette infatti di utilizzarle al meglio e arricchire così il nostro linguaggio.

Inoltre, leggendo questo libro, si ha l’occasione di fare un piacevole ripasso del capolavoro di Omero, rileggere e reinterpretare le gesta di Odisseo, il suo rapporto col figlio Telemaco e con la moglie Penelope, dando loro una prospettiva e un’opinione diverse da quella dei tempi della scuola. Col passare del tempo, cambia infatti il giudizio che diamo ai protagonisti del poema: siamo davvero convinti ad esempio che Odisseo sia un eroe? O siamo d’accordo con l’anziano studente nel considerarlo un perdente, uno che senza l’aiuto degli dei non ce l’avrebbe fatta a tornare a Itaca? Le sue acute osservazioni mi hanno fatto rimettere tutto in discussione!

Sulle tracce di Odisseo, i due Mendelshon padre e figlio, partono, dopo il seminario, per una crociera nel Mediterraneo nei luoghi narrati da Omero, con meta finale Itaca. La vacanza (e il suo finale mancato) è un’ulteriore opportunità per un’esplorazione del rapporto tra i due e di loro stessi. Come ci ricorda l’autore, il viaggio è più importante della meta, che diventa l’ultima, preziosissima occasione per loro per conoscersi davvero e riconoscersi.

Bello, molto, lo consiglio a chi voglia, ripassando l’opera, ritrovarsi nei suoi protagonisti e chissà, trarre spunti per la propria esistenza. Da leggere!

 

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Letto 215 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Aprile 2019 15:02

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