Mercoledì, 18 Aprile 2018 16:16

FUGA DAL CAMPO 14, Blaine Harden, Codice Edizioni

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Agghiacciante. Ecco l’aggettivo che penso meglio descriva quanto raccontato dal giornalista americano sulla vita di Shin Dong-hyuk, uno dei pochissimi nati in un campo di prigionia della Corea del Nord ad essere fuggito.

Shin nasce nel 1982 nell’immenso Campo 14, uno dei peggiori campi nordcoreani, da genitori già detenuti che stavano scontando una pena per un reato politico commesso nel 1951 da alcuni zii che erano riusciti a scappare in Corea del Sud. Una legge nordcoreana infatti, prevede che la reclusione per i disertori venga inflitta anche ai famigliari del colpevole fino a tre generazioni. I genitori e i nonni di Shin erano dunque tutti prigionieri del campo, tenuti rigorosamente separati, e con la concessione di pochi incontri all’anno quale premio in caso di buona condotta.

Drammatiche le atrocità che Shin e gli altri prigionieri dei campi sono costretti a subire. Lavori forzati, torture, percosse, mancanza di cibo, igiene, vestiario… Vessazioni e umiliazioni continue e, soprattutto per i bambini, nessun tipo di istruzione. Come si può crescere in un posto così? Cosa può imparare un bambino costantemente affamato, costretto a lavorare duramente fin dalla tenera infanzia? La sopravvivenza diventa l’unica spinta per andare avanti, la fame costante spinge a qualsiasi bassezza, non ci sono valori, si vive mentendo, tradendo, ingannando pur di avere un boccone in più.

Shin sopravvive, riesce a scappare in Corea del Sud prima e negli Stati Uniti poi. Dopo un lungo e difficile periodo di adattamento alla società occidentale, diventa un testimone importante per la condanna alle atrocità perpetrate dal regime nordcoreano. Le cicatrici sparse per tutto il corpo, il carattere schivo e diffidente, lo sguardo spaurito testimoniano quanto tremenda deve essere stata la sua vita nel campo.

La sua testimonianza è stata raccolta con pazienza dal giornalista americano che ha dedicato diversi anni alla stesura del libro, verificando il più possibile quanto Shin raccontava e quando il libro uscì negli Stati Uniti nel 2015 ci fu chi tentò di screditare la storia di Shin mettendone in dubbio la veridicità. Il regime nordcoreano addirittura pubblicò un video nel quale i due presunti genitori del ragazzo smentivano quanto raccontato. Poco importa, la testimonianza di Shin, vera o parzialmente vera che sia come lo stesso Shin ha ammesso, accende i riflettori sul sistema crudele di un regime ingiusto che non dovrebbe esistere sul nostro pianeta. Ed è una lettura importante per tutti noi poiché troppo spesso chiudiamo gli occhi sulle tragedie che altri popoli sopportano e perché non dovremmo mai dare per scontati i privilegi e il benessere di cui godiamo.

Un libro da leggere, per capire, per indignarsi, per tentare di aiutare chi soffre.

 

 

Letto 216 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Aprile 2018 16:35

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