Mercoledì, 11 Maggio 2016 18:02

PREPARATIVI PER LA PROSSIMA VITA, Atticus Lish, Rizzoli

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Caspita, che libro! Uno di quelli che va giù pesante, che colpisce dritto allo stomaco, che non si scorda facilmente, una storia d’amore tra le più sconvolgenti che ci sia capitato di leggere negli ultimi tempi…

I due protagonisti sono due emarginati, dei derelitti che cercano conforto l’uno nell’altra, promettendosi, disillusi come sono, una nuova, migliore, prossima vita.

Siamo a New York, più precisamente a Flushin, uno dei quartieri multietnici del Queens. La ragazza si chiama Zou Lei, è un'immigrata clandestina per metà cinese e per metà di etnia uigura, musulmana. Lui è Brad Skinner, un reduce dalla guerra in Iraq, dove è stato tre volte. Zou Lei affronta ogni avversità per tirare a campare, accetta lavori malpagati, ai limiti della legalità, vive in un tugurio, ossessionata dalla mancanza di documenti e dall’ansia di essere beccata e messa in prigione. Skinner è appena stato congedato dopo aver riportato ferite di guerra, depresso dalla tremenda esperienza bellica e per questo mentalmente instabile. Vive in un seminterrato sporco e puzzolente, con dei vicini di casa alquanto problematici.

I due si incontrano, si piacciono, iniziano una storia piena di incomprensioni, che avanza a corrente alternata, non riescono mai ad essere felici contemporaneamente per le troppe esperienze negative che entrambi hanno alle spalle. Ma sono coinvolti e innamorati e, con ostinazione, fanno del loro meglio per tentare di costruire qualcosa insieme, una sorta di quotidianità che dia loro qualche certezza in più. Il finale è potente e, pensandoci, non poteva che essere così drammatico.

E’ una storia di immigrazione, di ristrettezze, di indigenza, di disillusione per le speranze tradite. E’ una storia sulle difficoltà del reinserimento dei reduci, tema che, fin dalla guerra in Vietnam, angoscia ogni americano.

Leggere questo romanzo è quasi un’esperienza sensoriale tanto sono intense le descrizioni dei luoghi squallidi e sordidi di una New York irriconoscibile, dove gli odori di cibo rancido e spazzatura predominano su tutto. La città degli ultimi non è Manhattan, coi suoi palazzi di vetro e i turisti, è sporca, puzzolente, pericolosa e i nostri due protagonisti la vivono intensamente, e noi con loro.

E’ stato scritto dai critici che questo è un libro necessario, e siamo d’accordo. Ci voleva un romanzo che riportasse l’attenzione sugli ultimi arrivati, sui derelitti, su coloro che nonostante tutto, sperano ancora nel Sogno Americano. Mancava una scrittura cruda, diretta, aspra, vivida che l’autore (figlio di Gordon Lish, editor di Raymond Carver, al suo primo libro e vincitore del Pen/Faulkner Award) ha sapientemente adottato, regalandoci così una storia vigorosa e altamente drammatica. Un libro bellissimo, indimenticabile.

 

Letto 648 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Febbraio 2017 17:09

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