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Mercoledì, 04 Novembre 2015 09:05

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE, Arthur Miller, Einaudi

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Leggere una sceneggiatura richiede un pizzico di fantasia in più: bisogna figurarsi la scena, immaginarsi i personaggi che si alternano nella conversazione e si muovono sul palco, ipotizzare lo scorrere del tempo… Questo testo, andato in scena per la prima volta nel 1949, vincitore del Premio Pulitzer, è considerato il più importante successo teatrale del dopoguerra. L’ho (ri)letto per godere appieno della rappresentazione del Teatro dell’Elfo di Milano che avrei (ri)visto dopo pochi giorni. E la mia fantasia non era certo arrivata a tanto! Che performance eccezionale! Tutti bravissimi! Guardate il video qui sotto, per un piccolo assaggio!

Questa straordinaria opera non dimostra l’età che ha, anzi, sembra attualissima per la sua attenta analisi dell’animo umano quando esso è pervaso dal fallimento e dalla menzogna. Il protagonista, Willy Loman, commesso viaggiatore sessantenne, ormai stanco e provato da una vita in movimento alla ricerca di clienti, viene addirittura licenziato mentre, al contrario, si sarebbe aspettato una promozione come giusto riconoscimento per il duro lavoro di una vita. Il suo fallimento è totale, perché anche in famiglia le cose non vanno come dovrebbero. La moglie gli è devota e sempre pronta a difenderlo, ma Willy la maltratta e la sottovaluta. Egli non ha un bel rapporto con i figli, soprattutto col maggiore, e anch’essi sono inconcludenti e allo sbando. Tutti loro si illudono di essere qualcuno che non sono, sognano una vita migliore senza riuscire nell’intento. Il passato e gli errori commessi, incombono sui personaggi, sono una presenza ingombrante che vincola la loro vita e i loro rapporti. Miller voleva dimostrare quanto passato e presente coesistano nella vita dell’uomo, dunque i continui riferimenti alle vicende trascorse non sono rappresentati come flashback, ma come concomitanza di passato e presente.

Elio De Capitani, regista e attore, che impersona Willy Loman, dice che non è la menzogna il tema principale di quest’opera, bensì l’apparenza, il far finta, il tentativo perenne di apparire diversi. Insomma, quello che facciamo finta di essere. L’opera finisce male, naturalmente, ma il lettore/spettatore capisce il dramma e si commuove, perdonando Willy nel suo gesto estremo, perché Willy Loman è un po’ in ognuno di noi.

p.s.: Nel 1985 è uscito un film per la televisione diretto da Volker Schlondorff e interpretato da Dustin Hoffman (Willy), John Malkovich (Biff).

 

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Letto 949 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Febbraio 2019 11:23

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