Martedì, 30 Giugno 2015 15:56

EPEPE, Ferenc Karinthy, Adelphi

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Hanno ragione, quelli di Adelphi, nel commento sul risvolto: questo è un libro che resterà impresso a lungo nella memoria del lettore!

Ungherese, lo scrittore, giornalista e traduttore Karinthy lo pubblica nel 1970 e da allora le case editrici si contendono i diritti del libro, per farne un romanzo di culto.

Parla di un famoso linguista, Budai, che deve recarsi ad Helsinki per un convegno. Chissà cosa succede al gate alla partenza, e, quando egli scende dall’aereo, si trova in una città a lui sconosciuta. Sospinto dalla folla, arriva in qualche modo in un albergo, senza valigia, né passaporto, e con pochi contanti. Cerca spiegazioni, naturalmente, ma pur conoscendo moltissime lingue, non riesce a comunicare con nessuno. Intorno a lui, una folla immensa, e non un’anima in grado di dargli retta. Ed eccolo quindi alla disperata ricerca di un modo per andarsene, per arrivare al convegno o, man mano che i giorni passano, per tornare a casa.

Budai si affida alla sua conoscenza enciclopedica per cercare di capire la lingua parlata in questa strana immensa città, ma non ottiene risultati apprezzabili, data la difficoltà dell’individuazione e catalogazione dei suoni emessi dai cittadini. Budai ha perfino la sensazione che ognuno parli un proprio idioma! Solo una ragazza, l’ascensorista Epepe (ma non siamo nemmeno sicuri che si chiami così) gli dimostra un po’ di comprensione, ma non basterà…

Mille peripezie attendono il povero Budai e noi lettori, che viviamo con partecipazione e apprensione questa avventura. Sì, perché non si può fare a meno di provare anche noi la sensazione di smarrimento, di ansia, di angoscia del protagonista. Gioiamo con lui per le sue piccole vittorie e assistiamo sgomenti ai fallimenti dei suoi tentativi di capire e farsi capire. L’incomprensibilità regna sovrana; l’immensa città intorno a lui, sempre sovrappopolata, con code chilometriche ovunque, dà un senso di claustrofobia; sembra di essere in un inferno senza via d’uscita. La condizione del pover’uomo non può che peggiorare, naturalmente, e impotenti come lui, assistiamo all’inesorabile declino.

Scritto benissimo, il ritmo è serrato e incalzante, difficile smettere di leggere! Interessantissima la parte linguistica, quando il protagonista analizza i testi che riesce a procurarsi e li confronta con i tanti idiomi a lui conosciuti per capirci qualcosa.

Ci sarà l’agognata salvezza? Troverà Budai uno spiraglio in fondo al tunnel per tornare a casa? Leggetelo!!

 

Letto 1094 volte Ultima modifica il Venerdì, 03 Marzo 2017 16:13

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