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Martedì, 22 Febbraio 2022 15:50

ANNIENTARE, Michel Houellebecq, La Nave di Teseo

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Vorrei con questa mia personalissima recensione suggerire a chi mi segue di leggere l’ultimo romanzo dell’autore francese. Non ha certo bisogno di essere presentato: è un grandissimo scrittore, molto amato, a volte anche poco gradito, ma comunque considerato un importante intellettuale, un vero interprete del nostro tempo, le cui visioni, a volte sono addirittura profetiche. Nonostante sia per me complesso analizzare il suo ultimo romanzo, data la ricchezza e la varietà delle sue tematiche, vorrei però tentare di darne un giudizio nel mio piccolo spazio, perché è un libro che mi è piaciuto molto.

Per documentarmi, ho letto molti articoli di critici autorevoli dove ogni aspetto del romanzone (oltre 700 pagine) è stato analizzato, sviscerato, e classificato anche se non senza difficoltà: può essere infatti considerato un romanzo politico, ma anche una saga familiare, poiché racconta la storia di un padre e dei suoi tre figli. O è piuttosto un’analisi del rapporto padre-figlio, della famiglia, oppure un romanzo sulla fede, sull’amore, sulla morte? I critici “veri” hanno anche saputo evidenziare le differenze tra questo e i romanzi precedenti, cosa che non sono in grado di fare avendo letto solo “Sottomissione” quando uscì “col botto” nel 2015, pochi giorni prima dell’attacco terroristico a Charlie Hebdo. Perfino io però ho notato che in “Annientare” ci sono meno provocazioni da parte dell’autore, i protagonisti non sono spigolosi, ostici o estremi, sono al contrario più piacevoli, più accomodanti rispetto al libro precedente, c’è anche meno sesso, meno smodatezza. E’ stato scritto che questo suo ultimo lavoro è deludente perché non riflette il vero Houellebecq: sarà forse per questo che a me è piaciuto? Sono infatti i sentimenti nobili ad essere i veri protagonisti di “Annientare”: la fede, l’amore tra coniugi o tra fratelli, il rispetto, la dedizione. Leggiamo pagine molto intense sulla sofferenza, sulla malattia, sulla morte e tante riflessioni profonde sul senso della vita e dell’umano cammino su questa terra. La parte, a mio avviso, meno riuscita del romanzo, e che fatico a capire e ad inquadrare nel racconto, è quella riguardante gli attentati terroristici informatici da parte di criminali non ben identificati. Non sapremo come andrà a finire e continuo a chiedermi il perché di tutte quelle pagine su questa vicenda quando a me pare evidente che la vera storia sia altrove. Scritto benissimo, scorrevolissimo e ricco di magnifiche descrizioni della Francia rurale, di provincia, è alla fine che arrivano le pagine migliori, quando capiamo che per la famiglia le speranze ormai sono svanite, che le malattie uccidono e che solo l’amore, la fede, quella vera, ci aiuta a superare ogni difficoltà, una vera e propria rivincita dei sentimenti. Banale, direte? Lo sarebbe se non fosse scritto da Houellebecq; deprimente? Un po’, ma è una lettura che mi ha appassionato, che mi ha fatto stare bene, un libro che ricordo con piacere (al contrario di Sottomissione, che non rileggerei) e che mi sento di consigliarvi.

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Letto 317 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Febbraio 2022 15:57
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