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Martedì, 26 Ottobre 2021 14:57

LONTANANZA, Vigdis Hjorth, Fazi

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Un argomento che mi interessa molto è la complessità dei legami famigliari, il ruolo della madre all’interno della famiglia in particolare. L’autrice norvegese, di cui avevo già letto il romanzo precedente, Eredità, e che mi era davvero piaciuto, anche in questo nuovo libro ci racconta di una famiglia, esaminando la relazione madre/figlia. Appena pubblicato, ho quindi subito voluto leggere il suo secondo romanzo tradotto in Italia, sapevo di ritrovare una voce importante e imperdibile. Peccato che di questa straordinaria autrice si parli poco e che se ne parli principalmente per cercare di stabilire se i suoi libri siano autobiografici o meno: sono intensi e profondi, di questo si dovrebbe parlare.

Dopo aver vissuto per trent’anni negli Stati Uniti, senza avere contatti con nessuno dei suoi famigliari in Norvegia, Johanna, divenuta nel frattempo un’affermata pittrice, torna in patria per allestire una mostra personale. Pensa sia l’occasione giusta per telefonare alla madre e cercare di ristabilire, dopo tanti anni, un rapporto con lei e con il resto della famiglia. Ma la telefonata viene rifiutata, ogni tentativo di contatto con l’anziana vedova s’infrange contro un muro di indifferenza e ostinato silenzio. Anche Ruth, la sorella di Johanna, risponde alle mail solo per intimarla di lasciarle in pace. Mentre matura dentro di sé l’elaborazione di quanto accaduto nel passato, e che sembra ossessionarla, la riappacificazione diventa per lei sempre più necessaria, si fa urgente, Johanna è sempre più smaniosa di confrontarsi con la madre. Un sottofondo inquietante impedisce al lettore di capire cosa sia realmente successo nel passato, cosa abbia spinto la protagonista, io narrante, a mollare tutto e a tagliare drasticamente i ponti con la famiglia. Ed è difficile per chi legge comprendere il comportamento “contro natura” di Johanna: perché si allontana dalla famiglia d’origine? Perché non è tornata a casa nemmeno per la morte del padre? La protagonista è ostinata, sa che a volte riconciliarsi è impossibile, ma vuole arrivare alla verità, perfino accettando verità scomode e dolorose.

La maternità è dunque il punto focale del romanzo. Secondo l’autrice, l’immagine della madre non deve essere considerata per forza sacra o inviolabile: è il punto di partenza per tutti e lascia sempre segni indelebili, nel bene e nel male, nelle nostre personalità. Essere autentici verso sé stessi, quindi, vuol dire fare i conti con questo retaggio. Inoltre, accettare rapporti sbagliati solo per convenzione o per consuetudine genera incomprensioni e sofferenza. Ma è possibile mantenere una buona relazione con i propri genitori o sarebbe più semplice troncarla di netto?

Scorrevole e lineare, perfino meglio del romanzo precedente, caratterizzato dallo stesso linguaggio lirico, chiaro e preciso, a tratti addirittura poetico, è un libro bellissimo, a mio avviso, vera letteratura. Da leggere!

 

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Letto 278 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Ottobre 2021 15:05
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