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Giovedì, 04 Marzo 2021 16:24

IL NOSTRO BISOGNO DI CONSOLAZIONE, Stieg Dagerman, Iperborea

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Nato nel 1923 e morto suicida nel 1954, quindi giovanissimo, Stieg Dagerman, l’enfant prodige della letteratura svedese del Dopoguerra, è considerato un autore di culto per l’intensità delle sue opere ricche di disperazione e rabbia, la straordinaria umanità in esse racchiusa, lo stile asciutto, ironico e visionario della sua prosa. Nella sua breve vita ha scritto quattro romanzi, alcuni drammi, diversi racconti e qualche poesia. Non so niente di letteratura nordica, mi è parso fosse giunto il momento di rimediare, cominciando da questo autore così ben considerato. Per ora, ho letto solo alcuni dei racconti contenuti nella raccolta “Il viaggiatore” e il piccolissimo saggio “Il nostro bisogno di consolazione” di cui cerco di parlare qui.

Non sono stata in grado di dargli un voto, ecco spiegato il ‘non classificabile’ qui sopra, intimorita dalla grandezza del suo valore e dalla mia inadeguatezza. Non so nemmeno come definire questa piccola opera: è un saggio? una lettera? Forse, un monologo interiore nel quale lo scrittore racconta il dramma esistenziale dell’uomo, le sue contraddizioni e il male di vivere. Certo è che ogni volta che apro il volumetto leggendone alcune parti qua e là, scopro nuovi aspetti, nuovi significati che mi erano sfuggiti la volta precedente. La prima lettura è stata velocissima, data l’esiguo numero di pagine; durante la seconda, ero più concentrata, più riflessiva e ho cominciato a sottolinearne alcune parti. La terza volta ne ho sottolineate altre, la quarta altre ancora, insomma il libretto è ormai praticamente tutto pasticciato.

L’autore si domanda: potrà mai essere soddisfatto il bisogno di consolazione dell’uomo? Il punto di partenza delle profonde riflessioni (per me arduo riassumerle) che l’autore ci propone, parte dal dato di fatto che ognuno di noi, nella precarietà della nostra vita, ha bisogno di consolazione: “Io stesso sono a caccia di consolazione come un cacciatore lo è di selvaggina. Là dove vedo baluginare nel bosco, sparo. Spesso il mio tiro va a vuoto, ma qualche volta una preda cade ai miei piedi. Poiché so che la consolazione ha la durata di un alito di vento nella chioma di un albero, mi affretto ad impossessarmi della mia vittima.”

Senza consolazione, si va avanti solo grazie a quel duello interiore che ci spinge verso la libertà, consci però delle tante schiavitù dell’esistenza. “Il più sicuro indizio della mia mancanza di libertà è il mio timore di vivere.” La consolazione va dunque ricercata nella liberazione personale che “mi sostiene come un’ala verso una meta vertiginosa: una consolazione più bella di una consolazione e più grande di una filosofia, vale a dire una ragione di vita.” Sono moltissime le frasi che mi piacerebbe riportare, data appunto l’intensità del ragionamento di Dagerman ma penso sia meglio che ognuno cerchi e identifichi le proprie, immergendosi nel testo originale.

Il brevissimo racconto “Il viaggiatore” in appendice al saggio è poetico e struggente, una sorta di testamento letterario di un autore che mi riprometto di approfondire e, se non lo conoscete, vi suggerisco.

P:s.: quando Dagerman scrive “Il nostro bisogno di consolazione” nel 1952 ha ventinove anni…

 

 

 

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Letto 193 volte Ultima modifica il Lunedì, 21 Giugno 2021 10:03
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