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Martedì, 10 Novembre 2020 16:10

HARVEY, Emma Cline, Einaudi

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Della giovanissima autrice californiana, avevo letto e apprezzato il primo romanzo, “Le ragazze”, che era stato giustamente molto ben accolto dalla critica. Narrava una storia ispirata all’omicidio in casa del regista Roman Polanski dove la setta di Charles Manson (si facevano chiamare famiglia!) uccise crudelmente la moglie del regista, l’attrice Sharon Tate, il loro bambino e quattro ospiti. Perché non leggere dunque “Harvey” nel quale si fa ancora riferimento a fatti realmente accaduti? Ultimamente, i romanzi costruiti sulla cronaca dei nostri giorni sono i miei preferiti!

Il protagonista è proprio lui, il famigerato Harvey Weinstein, anche se il cognome non viene mai citato. L’autrice ce lo descrive agli arresti domiciliari in una lussuosa villa in Connecticut il giorno prima dell’udienza che lo condannerà a ventitré anni di carcere per stupri e abusi sessuali verso novanta donne che finalmente, una dopo l’altra, avevano trovato il coraggio per denunciarlo. Cosa fa, cosa pensa un uomo ormai anziano, malato di potere e di sesso, nelle sue ultime ore di semi libertà? Il suo umore è altalenante, oscilla tra la quasi certezza dell’assoluzione all’auto commiserazione, tra la negazione della gravità dei suoi crimini (d’altronde il mondo è a sua misura, quindi quello che ha fatto e che continuerebbe a fare, fosse per lui, è legittimo) alla fiducia quasi superstiziosa nei propri mezzi e nel futuro. Non è un uomo disperato, a chi legge viene spontaneo giudicarlo solo un povero illuso, che minimizza gli abusi e che non sembra nemmeno rendersi conto della mostruosità della sua riprovevole condotta. Il libro si ferma all’alba del giorno del processo, noi sappiamo comunque che non gli andrà bene, Weinstein verrà condannato, e il movimento #MeToo, nato proprio intorno a questo caso, aiuterà tante donne a farsi avanti e denunciare l’odiosa prassi di essere obbligate a barattare sé stesse per un avanzamento di carriera.

Ma perché dovremmo interessarci ad una storia così e leggere un libro che ci parla dal punto di vista del seviziatore? Non sarebbe meglio che a raccontare fossero le tante vittime degli abusi? La scrittrice parla di lui ma non ne fa certo un eroe, anzi, riesce a mantenere e a trasmettere a noi lettori un atteggiamento distaccato, non si prova indulgenza né compassione ma nemmeno rabbia perché dalle pagine è chiaro che, ancor prima della sua carcerazione, questo orco non sia già più in grado di nuocere. Penso che la giovane autrice sia riuscita così a trovare un modo veramente molto efficace per umiliare ulteriormente questo mostro senza vergogna. A lei va quindi il merito di aver scritto un libro imperdibile, da leggere d’un fiato, di aver affrontato un argomento scottante e doloroso e di aver trovato un modo originale e inedito per gridare al mondo il suo disgusto verso quest’uomo.

Da leggere!

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Letto 182 volte Ultima modifica il Martedì, 17 Novembre 2020 15:18
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