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Martedì, 15 Settembre 2020 15:12

IL SALE DELLA TERRA, Jeanine Cummins, Feltrinelli

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Grazie al consiglio di un’amica fidata, inizio, senza pensarci troppo, il romanzo della scrittrice americana; sono ignara quindi del bailamme che la sua pubblicazione nel gennaio 2020, ha provocato. Dopo averlo terminato (divorato, dovrei dire) ho cercato qualche recensione sul web, come abitualmente faccio, e sono rimasta stupefatta dalle critiche che sono piovute addosso alla Cummins e al suo romanzo, alla casa editrice (negli Stati Uniti hanno dovuto addirittura sospendere il tour promozionale per le minacce ricevute!) e perfino a Oprah Winfrey per averne parlato nel suo famosissimo e blasonato book club.

Mentre rifletto sulla faccenda, mi chiedo: io cosa cerco quando leggo un romanzo? Che sentimenti voglio provare mentre dedico il mio tempo libero alle pagine di un libro? Credo che la questione sia tutta qui. Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio.

“Il sale della terra” (American Dirt, in inglese, titolo assai migliore secondo me) racconta la storia di Lydia e di suo figlio Luca, costretti a scappare da Acapulco dove vivono per sfuggire alla vendetta di un pericoloso narcotrafficante che, non contento di aver loro sterminato la loro famiglia (marito, sorella, nipoti, genitori), una vera mattanza narrata in una scena iniziale al cardiopalma, vuole a tutti i costi catturarli. Lydia e il piccolo Luca scappano e ben presto si rendono conto che la loro unica possibilità di salvezza potrebbe essere quella di nascondersi tra i migranti che attraversano il Messico diretti negli Stati Uniti, condividendone i tanti rischi e i mille pericoli. Il romanzo è il serratissimo racconto del loro viaggio fino al confine che sperano di attraversare incolumi. Lungo i binari della “Bestia”, il treno merci al quale si aggrappano ogni anno migliaia di profughi e sul quale Lydia e Luca impareranno a salire e a vivere, incontreranno persone di ogni tipo: poliziotti corrotti, narcos pericolosi, gente violenta e senza scrupoli, ma anche tanti disperati come loro, coi quali divideranno le sorti e la speranza di uscirne vivi.

Nonostante l’autrice nella Nota alla fine del libro, spieghi le ragioni che l’hanno spinta a scrivere questa storia, è stata, come dicevo, molto attaccata. Secondo alcuni critici la scrittrice si sarebbe appropriata di un argomento non di sua pertinenza (non essendo né messicana, né di colore), avrebbe strumentalizzato la piaga dell’immigrazione ai meri fini d’ intrattenimento, avrebbe spettacolarizzato il dolore di tanta povera gente, descritto il Messico come un paese pericoloso e nelle mani dei narcotrafficanti. Alcuni importanti scrittori (Don Winslow, John Grisham, Stephen King) l’hanno difesa, definendo il suo un ottimo romanzo ma ciò che ha fatto infuriare i detrattori pare sia stato, oltre all’anticipo di più di un milione di dollari e la vendita immediata dei diritti cinematografici, l’importante battage pubblicitario di cui ha immeritatamente goduto il romanzo. La critica quindi sarebbe semmai, secondo me, da rivolgere al sistema editoriale che, come spesso, ingiustamente accade, favorisce i bianchi a scapito degli autori di colore.

Ma tutto ciò non riesce a condizionare il mio personalissimo giudizio: io ho letto un romanzo potentissimo, commovente e adrenalinico (facevo fatica ad addormentarmi!), scritto con una prosa avvincente e coinvolgente. Le tante descrizioni sono precise e vivide, i personaggi ben tratteggiati, anche se non tutti completamente credibili. Reale o romanzata, poco o tanto attendibile, la drammatica situazione dei migranti che ci racconta la Cummins mi ha fatto pensare e riflettere e il romanzo mi si è stampato nel cuore e nella mente, me ne ricorderò a lungo. Quanti altri romanzi danno emozioni così forti? Da leggere!!

 

 

 

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Letto 110 volte Ultima modifica il Martedì, 15 Settembre 2020 15:19

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