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Martedì, 16 Giugno 2020 08:17

EREDITA’, Vigdis Hjorth, Fazi

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Ho avuto la fortuna di leggere questo profondo e intenso romanzo pochi giorni dopo la sua pubblicazione in italiano, l’ho scelto solo fidandomi del mio intuito. Sono stata ripagata! Il libro è bellissimo e averlo letto senza essere stata condizionata da recensioni o consigli altrui, mi ha evitato il fastidio di conoscere in anticipo la trama del romanzo.

Sapevo solo che si parlava di una facoltosa famiglia norvegese alla prese con un’eredità ingiusta: le due case di villeggiatura di proprietà dell’anziano padre ora deceduto, verranno lasciate alle due figlie minori, compensando i due figli maggiori solo con una modesta liquidazione. Cosa può aver causato questa ingiustizia? Fin dalle prime righe, è evidente che devono essere stati molto gravi i motivi che costrinsero la protagonista io narrante, Bergljot, ad allontanarsi dalla famiglia, ad interrompere i rapporti con i genitori, e con le due sorelle, mantenendo invece solo una relazione blanda col fratello. La donna, ora ultra cinquantenne, madre di tre figli e a sua volta nonna, ha evitato ogni contatto con loro, tranne che per poche occasioni formali. Sarà banale dirlo, ma scoprire poco alla volta quanto accaduto è buona parte del piacere della lettura di un libro. Perché allora rivelare lo snodo cruciale del romanzo nelle recensioni? A mio avviso, accade troppo di sovente, e per questo romanzo in particolare, conoscere la trama rovina inevitabilmente il non detto, il lento procedere dell’elaborazione dei ricordi che il lettore affronta con la protagonista e che rende davvero speciale questo incredibile romanzo. Ecco perché io non ne parlerò. Basti sapere che scopriremo che il dramma che accade a Bergljot giustifica il suo atteggiamento distaccato verso la sua famiglia d’origine, di fronte a tanta crudeltà non può che allontanarsi da tutti loro. Ma quanto difficile è rimanere saldi sulle proprie posizioni, quanto dolore causa alla protagonista affrontare ognuno dei componenti della famiglia avendo sempre ben presente il torto subito e senza concedere mai niente a nessuno, in nome della propria dignità? Bergljot fa fatica a rimanere in equilibrio e ne consegue una vita sregolata, pesante da sopportare, un tirare avanti spossante e snervante. Riuscirà ad impugnare il suo dramma e a riprendere in mano la sua esistenza?

L’autrice adotta uno stile lento ma implacabile nel quale percepiamo tutta l’angoscia del raccontare quanto accade. I personaggi si scrivono spesso mail, messaggi, lettere alla vecchia maniera: è anche con questo espediente che l’autrice riesce a sottolineare quanto doloroso sia per tutti loro vedersi e frequentarsi, meglio scriversi dunque.

Autobiografico o fittizio che sia (se ne è parlato molto, irritando l’autrice che non nega né conferma), poco importa perché il romanzo è straordinariamente avvincente, più che letto l’ho divorato, fermandomi soltanto per rifletterci su e prendere fiato.

Da leggere!!

 

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Letto 109 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Giugno 2020 08:28
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