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Lunedì, 20 Aprile 2020 09:08

LA STRADA, Ann Petry, Mondadori

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Qualche giorno fa, leggendo il Corriere della Sera, mi sono soffermata sull’articolo di Antonio Polito: ”I Paesi più sani governati tutti da donne”, dove si evidenzia come Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Taiwan, Nuova Zelanda e soprattutto Germania, dove i leader sono donne, abbiano avuto una prontezza migliore nel reagire alla pandemia in corso, adottando le giuste misure, riuscendo a contenere meglio il numero dei contagi e soprattutto le vittime della malattia e avviandosi per primi verso l’agognata ripresa. Un caso? Forse, ma la considerazione finale del giornalista è che le donne, nelle Nazioni regolate da sistemi di selezione più aperti ed egalitari, governano bene, rendendo migliori i loro Paesi. Per le donne, è obiettivamente più difficile arrivare nelle posizioni più alte di comando e non lo è certo per incompetenza o incapacità. La discriminazione del gentil sesso ha origini antiche, tanta strada è stata percorsa verso l’emancipazione ma molto rimane da fare.

Questo lungo preambolo per arrivare a parlare del libro in questione, pubblicato per la prima volta nel 1946 e ora ristampato da Mondadori, che ben ha fatto a riproporlo. L’autrice (1908-1997) è stata la prima scrittrice afroamericana ad avere successo di critica e pubblico (“La strada” aveva venduto oltre un milione di copie) con una storia cruda, dura, a tratti crudele, che mette in evidenza la triste condizione delle donne di colore nell’immediato dopo guerra ma ancora attualissima. E’ un romanzo importante dalla trama avvincente e molto coinvolgente, che è però, e forse soprattutto, una graffiante ed efficace critica sociale.

La protagonista, Lutie Johnson, è una giovane, bellissima donna nera, abbandonata dal marito, con un figlio di otto anni. Il suo unico scopo è proteggerlo e crescerlo nel migliore dei modi, offrirgli un futuro decente, dargli gli strumenti per vivere una vita onesta e soddisfacente. Essere bella non l’aiuta: suo malgrado, diventa oggetto della persecuzione di uomini malvagi che pensano di poter ottenere da lei quello che vogliono con false promesse e con la violenza. Povera Lutie, i suoi disperati tentativi di tenere il figlioletto lontano dalla strada, pericolosa e piena di insidie, un luogo di perdizione da cui stare alla larga, sono toccanti struggenti e l’impotenza della giovane protagonista, così come la sua frustrazione verso un mondo crudele che non riesce a dominare, sono angoscianti e commoventi. Il finale è potente, assolutamente imprevisto e inaspettato; mi ha lasciato molto turbata e perfino un po’ arrabbiata…. Come hanno potuto queste donne sopportare un tale inferno? Viene spontaneo essere solidali con Lutie, provare per lei compassione ed affetto, e darle un posto speciale nella classifica dei migliori personaggi dei romanzi da ricordare.

Lo consiglio a coloro i quali cercano nei libri importanti motivazioni per continuare a crescere e a migliorarsi, ai lettori più sensibili, a quelli che si indignano per le ingiustizie.

P.s.: come ha detto Margaret Thacher: “In politica se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo. Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi a una donna.”

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Letto 79 volte Ultima modifica il Lunedì, 20 Aprile 2020 09:23
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