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Mercoledì, 12 Febbraio 2020 16:00

MILKMAN, Anna Burns, Keller Editore

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Nel 2018, Anna Burns vince con “Milkman”, il prestigioso Man Booker Prize (il più importante premio anglosassone): è la prima volta per una scrittrice nordirlandese e, a mio avviso, se lo merita! Il romanzo non era tra i favoriti alla vigilia, poiché molto sperimentale, lontano dai canoni tradizionali. Infatti, non è una lettura leggera, né per l’argomento né per lo stile, ma la storia è avvincente e soprattutto, qua e là, quando meno te lo aspetti, ti ritrovi a leggere pagine ricche di passione, di sentimento, quelle che rileggi subito e che sottolinei sperando di memorizzarle. Un romanzo così è da premiare e da suggerire!

Il contesto e il periodo della storia non sono esplicitamente indicati. Tutto però lascia intuire di essere a Belfast, negli anni Settanta, al culmine delle lotte tra cattolici e protestanti, quando i quartieri, addirittura le vie, erano feudi da rispettare e dove era pericoloso avventurarsi se si apparteneva al credo sbagliato. La storia raccontata dalla Burns ha il pregio che, non avendo connotazioni temporali né di luogo precise, può essere trasposta in altre epoche, in altre città, ovunque ci sia, come narrato, una piccola comunità costretta a vivere nella paura e dove si verifichino soprusi, violenze, molestie fisiche e non, elevandosi così, a storia universale. Una ragazza diciottenne, la protagonista, è presa di mira da un lattaio, uno stalker diremmo oggi, e basta questo, oltre ad alcune sue stravaganti abitudini, tipo quella di leggere libri dell’ottocento e di farlo camminando, a farla diventare lo zimbello di tutti e mandare in pezzi la sua vita. L’autrice non dà nomi ai suoi personaggi: la protagonista è infatti semplicemente “sorella di mezzo” poiché sorella di fratello numero uno, o di sorella numero tre, o sorella maggiore di tre piccine. Lo stalker viene nominato Milkman perché ha un furgone bianco…. Sorella di mezzo diventa suo malgrado oggetto di pettegolezzi, i suoi comportamenti travisati e criticati aspramente anche da chi le è vicino, come Ma’ o quasi fidanzato. E’ solo grazie alla sua intelligenza, alla sua ironia che non soccomberà alle malelingue.

La parte più ostica del libro è la narrazione che, oltre a non dare un nome ai personaggi, è prolissa, a volte pare interminabile, un discorso senza interruzioni spesso per lunghi paragrafi. Il racconto in prima persona, nonostante sia colloquiale, ogni tanto scanzonato e divertente, si perde in riflessioni ed elaborazioni che allontanano dalla trama, rallentando non poco la storia. Il lettore che non si fa scoraggiare ne ricava però delle immagini molto vivide che gli permettono di conoscere meglio i protagonisti e capire a fondo i loro comportamenti. Inoltre, come dicevo, alcune parti della storia sono molto suggestive, direi imperdibili. Aggiungo che Sorella di mezzo è un personaggio meraviglioso, a suo modo un’eroina del nostro tempo, forte, determinata, intelligente, resiliente, indimenticabile davvero. Non perdetevela!

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Letto 118 volte Ultima modifica il Mercoledì, 12 Febbraio 2020 16:14

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