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Martedì, 19 Marzo 2019 15:20

PADRI E FIGLI, Ivan Sergeevic Turgenov, Einaudi

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Non ho studiato letteratura russa, non ho dunque competenze sufficienti per analizzare, da un punto di vista critico, il romanzo di Turgenev. Posso solo esprimere un mio modesto parere personale riguardo alle riflessioni e alle sensazioni che questo bel romanzo mi ha trasmesso.

Ambientato nella campagna russa nel 1859, racconta la visita che due giovani amici, Bazarov e Akadij, fanno ai loro genitori. La prima tappa è a Mar’ino dove vivono il padre e lo zio di Arkadij. La convivenza non è semplice: spesso si discute a causa di dissidi dovuti alle opinioni opposte delle due generazioni. Da un lato infatti, il padre e lo zio di Arkadij sono conservatori, uomini legati alle tradizioni, alle abitudini; dall’altro, i due giovani, Bazarov soprattutto che è spesso sarcastico e indifferente, sono rivoluzionari, contestano il modo di vivere dei padri e i precetti coi quali sono stati cresciuti. Bazarov si definisce nichilista e non perde occasione per polemizzare con chiunque, rifiutando le convenzioni morali e sociali dell’epoca. I contrasti e i disaccordi sono anche più frequenti e violenti durante la visita ai genitori di Bazarov, soprattutto a causa della madre e del suo amore quasi asfissiante per il figlio che la respinge. Tra una visita e l’altra, i ragazzi conoscono due sorelle e se ne innamorano. Il carattere scontroso di Bazarov e il suo rifiuto verso ogni forma di romanticismo, gli impedisce di dichiararsi all’amata e quando capirà che il suo sentimento è troppo forte per resistergli, sarà troppo tardi.

Turgenev scrisse il romanzo nel 1862, quando l’aristocrazia terriera russa stava scomparendo e nasceva il movimento socialista. L’autore descrive le due realtà identificandone gli ideali con i padri da un lato, i nobili conservatori, rigidi nelle loro idee e dall’altro i figli, rivoluzionari, che vogliono cambiare le cose e sono contrari allo stile di vita dei padri. D’altronde, la contrapposizione padri/figli esiste da sempre e guai se non ci fosse! Solo opponendosi al vecchio, ribellandosi alle convenzioni e alle tradizioni, ci si può proiettare verso il nuovo, costruire un futuro che sia diverso e, forse, migliore. Mentre leggevo, mi ritrovavo spesso a pensare quanto attuali fossero le discussioni e le liti padre/figlio descritte dall’autore, una contrapposizione che definirei fisiologica, senza tempo, e che si ritrova facilmente nelle nostre famiglie.

Tantissime sono le mie sottolineature sul libro, eccone alcune:

“…io sento che dietro di loro c’è qualche cosa che noi non abbiamo, una qualche superiorità rispetto a noi… La giovinezza? Non: non la giovinezza soltanto. Non consisterebbe questa superiorità nell’esserci in loro meno tracce di feudalismo che in noi?”

“Certo, signori, voi la sapete più lunga; come potremmo tenervi dietro? Voi siete infatti venuti per darci il cambio.”

“I miei genitori sono occupati e non danno pensiero della propria nullità, essa non li disgusta. Io invece… io non sento che noia e rabbia.”

La mia preferita è questa:

“Che farci, Vasja? Un figlio è un pezzo di carne tagliato via. È come un falco: ha voluto venire, è volato qui; ha voluto andarsene, se n’è volato via; noi due invece siamo come due funghi nel cavo di un tronco, stiamo uno accanto all’altro, e non ci muoviamo mai. Io sola rimarrò per te sempre la stessa, e così tu per me.”

Non vi sembra che siano affermazioni valide anche ai giorni nostri, tra di noi e i nostri figli?

Un classico da leggere!

 

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Letto 166 volte Ultima modifica il Martedì, 19 Marzo 2019 15:40

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