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Lunedì, 25 Febbraio 2019 16:49

IL TUNNEL, Abraham B. Yehoshua, Einaudi

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Yehoshua è uno dei miei autori preferiti: amo lo stile impeccabile della sua prosa, il suo linguaggio elegante e forbito, lo stile leggero ma profondo, a volte sottilmente ironico dei suoi romanzi, il ritmo lento col quale racconta storie singolari e mai banali. E “Il tunnel”, il suo ultimo romanzo appena pubblicato da Einaudi, mi è piaciuto moltissimo.

Narra la storia di un ingegnere ultrasettantenne in pensione, Zvi Luria, al quale il neurologo ha riscontrato una sospetta atrofia della corteccia cerebrale, preludio della demenza. Zvi affronta con coraggio la diagnosi, forte del sostegno dell’amatissima moglie Dina, primario di pediatria. Dietro consiglio del medico, Zvi decide di riprendere a lavorare facendo da consulente a Maimoni, un giovane ingegnere impiegato nella stessa azienda dove lavorava Zvi di costruzione di strade. L’incarico che i due devono portare a termine è costruirne una nel deserto di Negev. Il percorso della strada però, costringerebbe allo sfratto una famiglia di rifugiati che, essendo scappati dal distretto di Jenin, non sono più palestinesi ma non sono ancora diventati israeliani e che abitano su una collina proprio nel punto dove passerebbe la strada. Zvi è toccato dai componenti della famiglia soprattutto da una donna che porta due nomi, Ayalà e Hanadi, uno ebraico e uno arabo, a sottolineare la sua ambigua situazione anagrafica. La soluzione che Zvi, dall’alto della sua esperienza suggerisce, è quella di scavare un tunnel che passi sotto la collina. Il progetto sarebbe così molto più costoso ma Zvi lo difende contro ogni logica economica.

Tutta la storia ruota intorno a uno dei temi cari all’autore, quello dell’identità: Israele vive da sempre la spaccatura tra due popoli che rivendicano entrambi i propri diritti su di uno stesso territorio; Ayalà/Hanadi rappresenta il punto di comunicazione tra i due, diventa il simbolo di uno futuro Stato israeliano che non sia dunque né ebraico né palestinese e dove tutti possano convivere in pace.

Anche la demenza di Zvi è legata al tema dell’identità. L’anziano ingegnere si scorda pian piano ma inesorabilmente di piccoli ma sempre più importanti dettagli, ad esempio i nomi propri, strettamente legati all’individuo, e dunque all’ identità, molto più di quanto non lo siano i cognomi, identificativi di un gruppo famigliare. Assistiamo al declino della sua mente brillante un po’ sconcertati, certe situazioni nelle quali si ritrova Zvi sono divertenti, altre (come il modo che adotta per ricordarsi l’antifurto della macchina) raccapriccianti. Leggendo, ci si affeziona sempre di più al protagonista che commuove per il suo modo bizzarro di comportarsi: ahilui, la demenza non gli lascia scampo. Chi invece è razionale, intelligente, sempre pratica, è la moglie Dina che riesce amorevolmente a stare al fianco del marito che diventa, a poco a poco, irriconoscibile: il loro lungo sodalizio è forte e non teme nulla, nemmeno la malattia e viene descritto dall’autore con tanta tenerezza e racconta come entrambi siano dipendenti l’uno dall’altro. Yehoshua ha di recente perso l’amata moglie dopo quasi sessant’anni di matrimonio, facile ritrovarla nell’indimenticabile personaggio di Dina.

Ho letto in un’intervista che Yehoshua potrebbe non scrivere più… ecco un altro buon motivo per leggere il suo ultimo, imperdibile, romanzo.

 

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Letto 205 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Febbraio 2019 16:55

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