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Martedì, 22 Gennaio 2019 16:55

FURORE, John Steinbeck, Bompiani

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Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore” dice Italo Calvino: a me la scintilla è scoccata con Furore, un libro che ho davvero amato. E mi sembra legittimo definirlo un classico: è un romanzo che racconta di una situazione storica e geografica del passato negli Stati Uniti ma molto attuale; inoltre, la condizione umana e sociale narrata in “Furore” è di una di straordinaria contemporaneità e il lettore di oggi può facilmente ritrovarvi argomenti e spunti della storia dei nostri giorni.

Uscito negli Stati Uniti nel 1939, e nel 1940 in Italia, “Furore” gode da allora di grande e, a mio avviso, meritata fama. Il suo autore, John Steinbeck (1902-1968) è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vinse il premio Pulitzer nel 1940 e fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1962. (Nel blog trovate anche “La valle dell’Eden” del 1952).

In “Furore”, l’autore racconta e descrive la crisi agricola, economica e sociale che colpì gli Stati Uniti dopo il crollo del 1929. Decenni di tecniche agricole inappropriate e la mancanza di rotazione delle colture, unite all’avvento dei trattori e ad una lunga siccità (che provocarono le “dust bowls”, terribili tempeste di sabbia) misero in ginocchio i contadini delle grandi pianure centrali, costringendoli ad una migrazione di massa verso l’ovest, dove ci si immaginava potesse esserci lavoro e benessere per tutti. Protagonisti del romanzo, i componenti della famiglia Joad che, sfrattati dalla terra che non sono più in grado di lavorare, partono dall’Oklahoma alla volta della California. Sono una famiglia numerosa, genitori, nonni, uno zio, tanti figli e un amico, un predicatore che, in crisi mistica, ha smesso di credere e di predicare ma che i Joad apprezzano e sostengono. Caricano un vecchio camion coi loro miseri averi e, con pochi dollari in tasca, intraprendono un viaggio lunghissimo e molto disagiato. Mille sono le peripezie che dovranno affrontare macinando i tanti chilometri che li separano dall’agognata California e ancora di più sono le delusioni che proveranno man mano che si avvicinano alla meta, quando realizzano che quanto sperato è purtroppo solo un sogno. Il viaggio è veramente faticoso, alcuni di loro non ce la fanno, altri, in disaccordo, abbandonano il gruppo. E quando arrivano, la triste realtà: lavoro ce n’è poco, mal pagato e ambito da tantissimi altri disperati nelle loro stesse condizioni, un popolo di famiglie in fuga che, come i Joad, perdono pezzi e affetti lungo la strada. Tra questa gente si crea una forte solidarietà ma la fame e la miseria costringono questi poveri disgraziati a mettersi a volte gli uni contro gli altri. Come se non bastasse, l’estate finisce e inizia a piovere. La situazione precipita e il finale…. be' è uno dei più struggenti che mi sia capitato di leggere.

Il romanzo è strutturato in capitoli che raccontano i fatti e la storia della famiglia, alternati a capitoli più brevi dove Steinbeck analizza gli avvenimenti appena narrati, facendo delle considerazioni generali di grande impatto e che dimostrano la sua enorme sensibilità. Tanti sono i temi che ritroviamo nel romanzo: il dolore, fisico e morale, la morte, la colpa e soprattutto la giustizia e la solidarietà.

Moltissimi sono i punti che ho sottolineato e che varrebbe la pena di riportare e ricordare ma citerò qui solo il famoso monologo di Tom, il figlio prediletto, costretto a fuggire lontano dalla famiglia per aver commesso un (altro) omicidio. Saluta la madre che disperata gli chiede quando si rivedranno, con queste parole:

Perché io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutti i posti … dappertutto dove ti giri a guardare. Dove c’è qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, io sarò lì. Dove c’è uno sbirro che picchia qualcuno, io sarò lì,…. sarò negli urli di quelli che si ribellano … e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta. E quando la nostra gente mangerà le cose che ha coltivato e vivrà nelle case che ha costruito… bè, io sarò lì.”

Dal libro, John Ford nel 1940 realizzò un film di grande successo con Henry Fonda nella parte di Tom e Woody Guthrie nello stesso anno, scrisse una ballad bellissima. Più recentemente, nel 1995 Bruce Springsteen si ispirò al romanzo e alle parole di Tom e scrisse: “Dovunque c’è un poliziotto che picchia un ragazzo, dovunque c’è un neonato che piange di fame, dovunque si combatte contro il proprio sangue e si respira odio, cercami mamma, io sarò lì. Dovunque c’è qualcuno che deve lottare per un posto dove stare o un lavoro decente o una mano amica, dovunque c’è qualcuno che combatte per essere libero, guarda nei suoi occhi mamma: mi vedrai.” (Trad. L.Colombati, “Come un killer sotto il sole” Mondadori).

Le parole di Bruce indicano la straordinaria attualità del discorso di Tom Joad e rendono “Furore” un classico imperdibile!

P.s.: Alessandro Baricco ha letto e commentato “Furore” su Rai3 il 2 ottobre 2017 in occasione della Giornata mondiale del Migrante. Da guardare!

 

Vuoi leggerlo? Puoi acquistarlo cliccando qui sotto..

 

 

Letto 184 volte Ultima modifica il Venerdì, 22 Febbraio 2019 16:34

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