Mercoledì, 25 Ottobre 2017 10:37

PATRIA, Fernando Aramburu, Guanda

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A proposito di secessioni e terrorismo, argomenti ahinoi così attuali in questi ultimi anni, ho molto apprezzato il bel romanzo dello spagnolo Aramburu che ci racconta una toccante storia di due famiglie sconvolte dall’ETA, l’organizzazione armata per la liberazione del popolo basco.

Quasi 1000 i morti attribuiti agli attacchi dei militanti del movimento che, dal 1959 al 2011, hanno insanguinato la Spagna in nome dell’indipendenza dei Baschi, e ammazzato poliziotti, magistrati, politici ma anche imprenditori e giornalisti, accusati di non sostenere la causa. Verranno sconfitti e costretti alla resa nel 2011, dopo circa mezzo secolo di lotta.

Nel romanzo pubblicato in Spagna nel 2016 e da noi ad agosto 2017, Aramburu narra la storia di due famiglie da sempre unite da profonda amicizia. Molto legate le due madri, Bittori e Miren, compagni di sport e di bevute i mariti, Txato e Joxian, cresciuti come fratelli Nerea e Xabier con Joxe Mari, Gorka e Arantxa. Passano insieme le domeniche, il tempo libero, fino a che Txaco viene assassinato dall’Eta per essersi rifiutato di pagare il pizzo all’organizzazione criminale. Accusato del delitto, uno dei figli di Joxian e Miren, Joxe Mari, il quale, affascinato dagli ideali di libertà e secessione, ha con convinzione aderito al movimento, diventando un feroce terrorista. Sarà davvero lui l’autore dell’omicidio che inevitabilmente distrugge la vita di entrambe le famiglie? Il romanzo non è una disamina dell’Eta, piuttosto una storia di uomini e donne, di sentimenti, di vita vissuta, di malattie, di quotidianità avvelenata dalla forzata convivenza dei personaggi con il proselitismo politico che il movimento per la liberazione del popolo basco professava. La violenza che ne scaturiva non era solo quella che sfociava con crudeltà nel terrorismo: era anche quella che creava risentimento, indifferenza e odio, allontanando le persone, dividendo famiglie e amici in nome di ideali sbagliati. Ed è ciò che accade ai protagonisti del romanzo, divisi per anni da un forte risentimento, ma che nel finale….

Composto da centoventicinque capitoli brevi, il racconto va avanti e indietro nel tempo, narrando la storia dei personaggi principali, senza mai creare confusione nel lettore che segue facilmente la cronologia della vicenda. Lo stile è decisamente particolare, il linguaggio infatti è spesso colloquiale, a volte introspettivo, a volte in prima persona. Tante vocaboli sono in basco, ma facilmente traducibili grazie al prezioso glossario annesso.

Una lettura intensa e coinvolgente, ma anche istruttiva e sulla quale riflettere. Consigliato!

 

Letto 623 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Ottobre 2017 10:52

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