Venerdì, 30 Ottobre 2015 17:35

INCONTRO CON ABRAHAM B. YEHOSHUA Bookcity 25/10/2015

Il grande scrittore israeliano, intervistato da Wlodek Goldkorn (giornalista e intellettuale ebreo polacco responsabile culturale per “L’espresso”) e tradotto dalla Sig.ra Marina, ha partecipato alla quarta edizione del Bookcity di Milano e, in una sala gremita al Teatro Parenti, ha incantato il pubblico accorso per ascoltarlo.

L’intervento è partito dalla presentazione del suo ultimo libro “La comparsa” (Einaudi, recensione nel nostro blog nella categoria “Autori con la A maiuscola”). Secondo Goldkorn, nel romanzo si trovano tante delle questioni spesso sollevate dall’autore nelle sue opere e cioè quelle relative all’identità, al rapporto con Israele e Gerusalemme, in particolare, o relative alla continuità, alla memoria … Anche in questo ultimo romanzo, lo scrittore pone un’attenzione quasi maniacale al dettaglio e alle parole utilizzate, arrivando a trascendere la realtà.

E’ un libro che parla di musica e la dimostrazione di quanta musicalità vi si possa trovare anche nella prosa, viene dalla lettura ad alta voce del primo capitolo del libro.

Yehoshua svela che quando inizia un nuovo lavoro, dedica alcuni mesi, a volte quattro o cinque, per scrivere le prime 30, 40 pagine. Esse sono importanti perché daranno al libro la sua vera identità, vi si ritroveranno tutti i caratteri che saranno poi presenti nel libro.

Ne “La comparsa” affronta il tema della maternità dal punto di vista di una donna, una musicista, che non vuole essere madre. All’inizio, lo scrittore non sapeva cosa sarebbe successo, non aveva un’idea precisa di dove l’analisi di questo personaggio femminile, per la prima volta nei suoi romanzi una donna protagonista, l’avrebbe portato. Si è limitato ad accompagnarla gentilmente, (si trattava di una donna dopotutto), per vedere dove sarebbero approdati pur essendo, scrittore e personaggio, alquanto distanti. Ma l’analisi del problema, non doveva essere facile né banale. Noga non vuole figli non per motivi ovvi, la carriera ad esempio, e non lascia il marito e Israele per l’opportunità di suonare all’estero. E non è nemmeno per il desiderio innaturale di interrompere il ciclo vitale che non vuole figli. Yehoshua non svela naturalmente la ragione di una decisione così importante, lo lascia scoprire al lettore, ma ammette che Noga matura nel corso del romanzo e a poco a poco la sua decisione scricchiola.

I rapporti famigliari sono alla base del romanzo. I genitori di Noga sono una coppia molto unita, anche fisicamente. Il letto matrimoniale che dividono è stretto e Noga bambina non ha mai potuto entrarci. Deve aspettare la scomparsa del padre per avere un vero rapporto con la madre. Le dimostra tutta la sua devozione cercando con determinazione di eseguire con la sua orchestra la suonata di Debussy “La mer”. Noga , per l’assonanza della parola con mére, madre, tiene molto a quest’esecuzione che suonerà alla fine del romanzo.

Lo scrittore non ha voluto parlare di politica ma ha dedicato una riflessione a Gerusalemme, la città dove i suoi antenati emigrarono nel 19esimo secolo e alla quale è molto legato. “La città rappresenta un problema nel processo di pace in Palestina fin dal 1967 quando si è tentata la sua unificazione, sognando una grande città per tutte le fedi.” dice.

Il romanzo è ambientato nel quartiere natio di Yehoshua e Amos Oz, dove un tempo convivevano laici, ortodossi, arabi. Ora è diventata una zona abitata da ebrei ortodossi e anche Noga e sua madre devono imparare a convivere con i religiosi.

Lo scrittore conclude il suo intervento specificando che scrivere per lui è un processo attraverso la vita, chi scrive è responsabile dei propri personaggi che non sono marionette e devono essere sempre credibili.

Quando l’intervistatore chiede lumi sulla scelta dei nomi (Noga= Venere, Uriah=luce di Dio) lo scrittore risponde che sicuramente si possono trovare frequenti riferimenti biblici nei suoi libri, perché scrivere in ebraico significa portarsi sulle spalle 3000 anni di storia. Anche il titolo del libro “La comparsa”, in ebraico Nitzevet, nasconde un significato religioso: oltre ad indicare una figurante dei set cinematografici, significa Madre del re David.

L’incontro finisce tra gli applausi.

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